Il 9 febbraio Rifondazione Comunista ha indetto a Torino, di fronte alla ThyssenKrupp, l’Assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori.
Si riparte da lì, della ThyssenKrupp, nell’anno del 60° anniversario della Costituzione, per riuscire a capire se l’Italia è davvero ancora una “Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
Si incontreranno centinaia di lavoratrici e lavoratori provenienti da tutte le regioni italiane in rappresentanza del mondo del lavoro: quello operaio, dei call center, dell’agricoltura, dell’industria e dell’edilizia, del pubblico impiego e dei servizi, delle false partite iva, dei tanti precari e precarie.
Persone invisibili, senza voce, al massimo compatite per i drammi quotidiani dei loro morti o per la misera busta paga. Ma mai rispettati.
Rispetto per chi tiene in piedi questo Paese, la sua economia e la sua tenuta democratica sono le ragioni del più grande appuntamento operaio di quest’anno. Partiremo da un atto di sincerità riconoscendo che oggi un intero popolo di donne e uomini è escluso dalla divisione della ricchezza che essi stessi producono, dai diritti previsti dalla Costituzione e dalle leggi, fino ad essere considerati cose o merci a disposizione dello sviluppo e della competitività .
Perfino l’omicidio quotidiano di giovani, operai, immigrati viene vissuto come una fatalità .
Gli ispettori, gli enti preposti, i magistrati dimostrano la loro autonomi se escono dalla logica dell’impresa e del profitto e impongono innanzitutto il rispetto della vita.
Il valore del lavoro, la sua rappresentanza sociale e politica si costruiscono attraverso rivendicazioni concrete, conflitti reali, progetti e pratiche che debbono trovare nella “Sinistra”, a partire da Rifondazione, una nuova politica. Una nuova fase per essere compresa deve riconoscere che tutto ciò che è stato fatto sino ad oggi dalle organizzazioni sociali e politiche per resistere alla ristrutturazione dei poteri - dentro e fuori l’impresa -, allo spostamento di risorse dai salari alle rendite, alla precarietà e alla frammentazione, non basta, non è sufficiente, non è più compreso dai lavoratori. Il nostro obiettivo deve essere quello di cambiare la condizione del lavoro. E un nuovo soggetto politico plurale come La Sinistra L’arcobaleno deve avere scritto nella propria carta d’identità il valore del lavoro e la sua rappresentanza, deve avere una proposta e fare battaglie che non siano legate al governo. L’unico vincolo che dobbiamo costruire è quello della rappresentanza di tutto il mondo del lavoro partendo dalla ricomposizione solidale tra le generazioni.
La rottura tra i giovani precari e il resto del mondo del lavoro è il punto da cui ripartire, per farlo dobbiamo capire la trasformazione dell’impresa e del lavoro costruendo e sostenendo rivendicazioni che abbiano al centro il diritto a progettare il proprio futuro.
Alle spalle abbiamo le macerie di una classe capitalistica nostrana che ha dato l’assalto alle casse dello Stato, non ha prodotto crescita e sviluppo e che per la prima volta da dopoguerra ha creato una rottura tra il lavoro e la propria emancipazione.
Per milioni di persone lavorare non significa più uscire dalla povertà . In Italia agiscono due Costituzioni: la prima quella scritta e formale, la seconda quella sostanziale applicata dentro i luoghi di lavoro.
Quando si varcano i cancelli - concreti o virtuali - dell’impresa le persone non hanno più diritti e in molti casi non sanno se usciranno vivi alla fine della giornata.
A Torino, da Torino, partiamo. Percorreremo tutta l’Italia, da nord a sud, per costruire un’altra politica del lavoro, altra da quella di Confindustria, altra da quel disastroso periodo liberista che si è imposto in questi anni.
Se il Paese vuole rinascere, deve ripartire da qui, sicuramente da qui la Sinistra può cominciare.
Maurizio Zipponi*
*Resp. nazionale Area Lavoro ed Economia del Prc
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